ACQUA PURA

Acqua pulita per i nostri figli A Lonigo il veneto si mobilita contro i PFAS

foto di Lara Nic
In migliaia ieri a Lonigo per protestare contro l'inquinamento da PFAS. Acqua pulita, acqua pulita per i nostri figli l'inno che si alzava lungo il corteo

Sotto accusa gli scarichi dell'azienda Miteni che ha inquinato l'acqua tra Padova, Vicenza e Verona. L'azienda produce gli impermeabilizzanti più diffusi nel mondo. Migliaia di persone provenienti dai 21 comuni della zona Rossa si sono riuniti ieri a Lonigo per chiedere una nuova fonte che porti acqua pulita. Dal 1960 si producono questi impermeabilizzanti e anche la Miteni è sotto accusa per aver smaltito in modo scorretto questi composti, sul terreno fino ad inquinare le falde. L'ARPAV ha certificato da poco che l'acqua è contaminata ma migliaia di persone l'hanno bevuta in questi anni.

Cerchiamo di capire cosa sono questi PFAS:

Servono per cerare giacconi e proteggere smartphone, per fabbricare le pellicole antiaderenti delle padelle, la carta da pizza, la sciolina dei fondisti. Si tratta di una classe di composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi. Impiegati fin dagli Anni ’50 nella filiera di numerosi prodotti commerciali, come tappeti, pelli, ma anche nel rivestimento dei contenitori per il cibo, l’utilizzo più noto è probabilmente nel rivestimento antiaderente delle pentole da cucina e nella produzione di tessuti tecnici.

Sono costituiti da una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata che può essere di varia lunghezza. Questa struttura chimica fornisce alle molecole elevata stabilità termica e chimica, rendendoli resistenti alla maggioranza dei processi naturali di degradazione, sia aerobica sia anaerobica, comprese fotolisi e idrolisi.

I Pfas si accumulano nell’ambiente e, attraverso l’acqua e gli alimenti, anche negli organismi viventi, uomo compreso, risultando tossici ad alte concentrazioni (sulla questione tossicità, però, non vi è letteratura univoca). Come quelle decisamente alte misurate nei prelievi di sangue della popolazione di alcuni comuni del Vicentino.

La capacità di accumularsi non si limita infatti ad acqua e suolo, ma prosegue anche negli organismi. Risalendo la catena alimentare, la concentrazione dei Pfas aumenta di organismo in organismo, in un processo noto come magnificazione o bioamplificazione. E dalle coltivazioni al bestiame raggiungono infine il nostro piatto.

I Pfas più diffusi sono l’acido perfluoroottanoico (Pfoa), il quale ha numerose applicazioni sia industriali sia commerciali. Un altro esempio è l’acido perfluorottanosulfonato (Pfos), impiegato nelle schiume degli estintori.

Sebbene non sia stata finora dimostrata una definitiva correlazione, Pfoa e Pfos sono ritenuti fattori di rischio per un’ampia gamma di patologie, non ancora del tutto delimitate. Si tratta di interferenti endocrini, in grado cioè di alterare la sintesi di ormoni, compromettendo la crescita e riducendo la fertilità. Ma i Pfas sono inoltre sospettati di interferire nella comunicazione intercellulare, aumentando così il rischio di sviluppare tumori.

Tra le patologie la cui causa potrebbe essere attribuita all’esposizione prolungata a queste sostanze, vi sono tumori ai reni e ai testicoli, ma anche malattie.

Fonte R.it Medicina di Davide Michielin del 22/09/2017

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